Israele & Giordania

Primo viaggio in Medio Oriente, zona del Mondo che non ci ha mai attirato più di tanto ma che (dopo tanto girovagare) crediamo sia venuto il momento di conoscere un pochino meglio.

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Qui di seguito trovate il programma che abbiamo ideato:

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Il tempo a nostra disposizione non è tantissimo, ma abbiamo cercato di inserire tutte le tappe “fondamentali”… Tel Aviv, Gerusalemme, un bagno al Mar Morto, il deserto di Wadi Rum ed infine Petra, una delle 7 meraviglie del mondo moderno (e sesta di quelle che abbiamo visto personalmente).

Tour

Per chi volesse rinfrescarsi la memoria su quali sono le altre 6 meraviglie: http://it.wikipedia.org/wiki/Nuove_sette_meraviglie_del_mondo

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Quello che segue è il diario “giorno per giorno” del nostro viaggio. Troverete una serie di indicazioni più pratiche (scritte da me) insieme ad un racconto dei passaggi salienti della giornata (da parte di mia moglie).

Pronti ? Allora partiamo !

Giorno 1: Arrivo a Tel Aviv.

Arriviamo all’aeroporto di Tel Aviv all’inizio del pomeriggio. Alla dogana ti chiedono quanto starai, dove vai e dove dormi giorno per giorno, e questo può mettervi in difficoltà se non vi aspettate delle domande così dettagliate. Il visto di ingresso (famoso problema di chi visita Israele e poi vuole visitare alcune altre nazioni arabe) finalmente viene fatto in automatico su un foglietto a parte, senza dover dire o fare niente. Il nostro passaporto è quindi assolutamente privo di alcuna traccia del nostro passaggio in Israele. All’uscita dall’aeroporto, scopriamo che verso Tel Aviv non ci sono sherut (pullmini collettivi), quindi andiamo di taxi (150 soldi israeliani).

L’hotel è il Liber Sea Shore. Decente, economico, wifi incluso, niente colazione. Posizione buona per il mare (letteralmente di fronte alla spiaggia) ma un po’ scomoda per tutto il resto. Tocca camminare quasi per qualsiasi cosa (mercati, porto vecchio, zona centrale). Non so se lo confermerei dovessi tornare a Tel Aviv.

Dappertutto in città ci sono le biciclette a noleggio. Non le abbiamo mai provate, ma forse possono essere una buona soluzione per evitare le camminate kilometriche.

Ad accoglierci a Tel Aviv sole, 30 gradi e un gran vento. Primo giro nel tardo pomeriggio: passeggiamo sul lungo mare fino al Porto Vecchio (Namal), una fortezza ristrutturata e molto bella da girare a piedi con ristorantini, negozi e piazzette.

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Giorno 2: Tel Aviv.

Oggi è il giorno dei mercati (venerdi). La mattina ci dirigiamo al Shuk HaCarmel, il mercato vicino al quartiere Yemenita che si snoda in un dedalo di viuzze strette dove i commercianti urlano e ti vendono di tutto: spezie, verdure, fiori, olive, pane caldo. Abbiamo commesso il terribile errore di fermarci per più di 12 secondi davanti ad una bancarella di dolci e il venditore ci ha letteralmente cacciato in bocca un pasticcino. Buono. Risultato: ce ne siamo andati via con un vassoio pieno di paste di sfoglia, miele e frutta secca da 42 milioni di calorie l’una. Che ovviamente abbiamo mangiato quasi tutte.

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Per chi avesse già visto altri mercati in Asia e Medio Oriente, l’esperienza non sarà particolarmente entusiasmante. Ma vale la pena di farci un giretto.

Vicinissima al Shuk si trova Nahalat Binyamin Street, zona pedonale che ospita un bel mercato dell’artigianato. Mi aspettavo di trovare un susseguirsi di banchetti che vendono paccottiglia ma sono stata felice di ricredermi: il mercato è molto arioso, pulito, tranquillo, con musica e artisti di strada. Molte delle bancarelle hanno articoli interessanti e graziosi. Vale una puntatina per comprare qualche souvenir. Il mercato c’è due volte alla settimana: martedi e venerdi dalle 10 alle 17 circa.

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Se a pranzo avete “voglia di qualcosa di buono”, consigliamo vivamente un chioschetto al num 42 di Frishman Street dove potrete mangiare un ottimo Sabich: un kebab in versione vegetariana con melanzane, uovo sodo, insalata, hummus e spezie. Come riconoscere il chiosco? È proprio all’incrocio tra Frishman St. e Dizengoff St., c’è sempre una gran fila di autoctoni e praticamente attaccato, stessa insegna ma diverso colore, vedrete un chiosco di falafel. Due sabich, limonata (che qui spopola!!) e coca per 50NIS.

Con la pancia piena io vado in spiaggia, l’orso si rintana in hotel 🙂

Usciamo verso le 17 per dirigerci verso Neve Tzedek, il più antico quartiere ebraico di Tel Aviv. Come spesso accade, le grandi aspettative generate dalla Lonely Planet si infrangono in un muro di diludendo (come direbbe Joe Bastianich). A sentire loro dovrebbe essere un quartiere di grande atmosfera, molto bello e in stile europeo. In realtà trattasi di quattro stradine sgarruppate (una costante di questa città, se escludiamo il lungomare). Alcuni scorci interessanti però si riescono a trovare:

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Ad aggravare il diludendo ci si mette lo Shabbat: negozi chiusi, nessuno in giro. Avrei tanto gradito mangiare dei felafel nel miglior chiosco di felafel della città ma è shabbat. Chiuso. Avrei gradito rimangiare il Sabich nel chiosco specializzato in sabich ma è shabbat. Chiuso. Avrei gradito mangiare una qualunque cagata che non fosse pizza hut o similari ma è shabbat. Chiuso, chiuso, chiusissimo, chiuserrimo. Finiamo in un baretto internazionale con cameriera canadese a mangiare un panino e una pizza. Mannaggia allo shabbat.

Note:

  • Clima meraviglioso, a parte il vento che a volte ci dà dentro mica male. Portarsi sciarpetta e felpa perchè quando va giù il sole si barbella (trema NDR).
  • Se a colazione non gradite cetrioli, carote e insalatina, come da tradizione culinaria isareliana, consigliamo due locali che propongono una valida alternativa: Benedict (aperto h24) e Max Brenner (che mette cioccolato dovunque!). Potrete sbizzarrirvi con uova e bacon, french toast e pancake.
  • Tel Aviv è una città molto recente, costruita nel primo ‘900. Se pensate di immergervi in uno scenario magico e ricco di storia, non è la città giusta. È un posto frizzante (ovviamente quando non è shabbat!!), pieno di gente, locali, divertimenti. Se siete dei viveur lo adorerete. Se, come noi, siete scappati dal reparto geriatrico di casa Prina (famoso resort per ultraottantenni brianzoli NDR), non apprezzerete questo lato modaiolo della città. Peró potrete godervi un lungomare affollatissimo di famiglie, sportivi, cinofili.
  • Lo shabbat va dal tramonto del venerdi al tramonto del sabato. Se volete mangiare i migliori felafel di Tel Aviv o qualunque altra cosa in qualunque città, tenetene conto.

Giorno 3. Tel Aviv e spostamento Gerusalemme.

Tel Aviv non ha altro che ci interessi visitare, quindi dopo colazione ci mettiamo in marcia verso Gerusalemme.

Lo spostamento da Tel Aviv a Gerusalemme non è stato difficile, nonostante sia shabbat (sabato, giorno sacro per gli ebrei, in cui tutte le attività vengono chiuse, compresi i treni e gli autobus di linea). Attaccato al nostro hotel (via Allenby 6) ci sono gli Sherut, dei minibus che girano la città. Il num 16 vi porta alla stazione per 7NIS a testa, da lì si prende un altro Sherut al costo di 35 NIS. Trovare il mezzo non è difficile: basta scendere dallo sherut 16 alla fermata che vi indicherà il conducente, costeggiare la stazione senza entrare, prendere la prima via a dx dove ci sono decine di pulmini. Lì basta chiedere a uno dei millemila autisti e vi indicheranno lo sherut per Gerusalemme. Il tragitto dura un’ora scarsa. Ci hanno scaricato al capolinea, con 30 NIS un taxi ci ha portato in ostello.

Dal momento che gli sherut partono solo quando sono pieni, avevo paura di dover aspettare chissa’ quanto che si riempissero, ma in entrambi i casi abbiamo aspettato meno di 5 minuti. Erano le 11 del mattino. Ad altre ore del giorno la situazione potrebbe essere diversa quindi regolatevi.

Pernotto: Abraham Hostel (291 NIS a notte la stanza doppia con bagno privato e colazione). Comodissimo a due passi dalla fermata del tram Ha-Davidka e attaccato ad un supermercatino aperto h24 per acqua e generi vari. Nel caso in cui la colazione offerta non sia di vostro gradimento, esattamente di fronte alla fermata del tram e a 20 passi dall’ostello c’è un negozio che vende brioches di ogni tipo. Noi ci siamo andati tutti i giorni, mangiavamo l’universo e non spendevamo mai più di 35 NIS tot.

Primo pomeriggio siamo già operativi e su consiglio dell’hotel ci spariamo il tour gratis della città. Parte alle 14 dal Jaffa Gate. Appena fuori dalla porta c’è una signorina con la maglia rossa e un cartello sulla schiena con scritto “free tour”. Impossibile sbagliare. La guida ti porta in giro per la città per 2,5 h, ti fa vedere le varie attrazioni (da fuori), ti spiega un po’ di storia. Alla fine c’è da lasciare una mancia non obbligatoria ma gradita. Importo usuale tra 30 e 50 NIS a persona (noi abbiamo lasciato 70NIS in due).

Che dire, io non amo molto le guide e i tour stile gregge ma questo non lo sconsiglio: Gerusalemme è veramente un grande caos… un dedalo di viuzze intricate e centinaia di persone che affollano le strade, mercati, bambini, pellegrini cristiani che portano la croce, processioni di copti, etiopi, musulmani, ebrei. Un caos. A questo si aggiunge la stranezza di una città che va capìta, perchè è una contraddizione unica. Per questo motivo consiglio un giro propedeutico guidato, che fa un po’ da antipasto al secondo giro in solitaria, magari il giorno dopo, per immergersi in silenzioso rispetto e con i propri tempi in questa atmosfera così carica di emotività e sacralità. Non importa se vera o presunta.

Primi scorci della città: qui sotto a dx il Muro del Pianto (o Muro Occidentale), uno dei luoghi più affascinanti di tutta Gerusalemme.

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Rientriamo in hotel, dopo il calar del sole finalmente lo shabbat è finito, e gradualmente la città riprende vita, la gente riempie le strade, i negozi e ristoranti riaprono, alcuni addirittura con molta calma, verso le 21:00. Ceniamo a base di felafel e concludiamo la giornata facendo due passi.

Giorno 4. Gerusalemme.

Le cose da fare a Gerusalemme sono tante e ce n’è per tutti i gusti. Si trovano indicazioni per i vari itinerari su ogni guida. Noi, dal momento che qualcuna l’abbiamo imbroccata e qualcuna l’abbiamo toppata, possiamo darvi qualche dritta su come muovervi e quando fare cosa. Noi oggi torniamo nella citta’ vecchia, entrata Damascus Gate.

* Via Dolorosa: sicuramente straziante per il Signore, ma dolorosa anche per te che la vuoi fare alle 10 del mattino in mezzo a orde di pellegrini che cantano, piangono, si strusciano contro i muri, baciano le pietre e si fermano ad ogni sassolino. Caotica ma sicuramente da vedere con i proprio occhi. Tuttavia, dal momento che la chiesa del Santo Sepolcro (che è l’ultima stazione della Via Dolorosa) rimane aperta fino alle 21 circa, il mio consiglio è di dividere l’impresa di in due momenti: iniziare al mattino (per immergersi nel fervore religioso), fare una pausa visitando altro nelle ore centrali della giornata, e concludere il percorso della via Dolorosa nel tardo pomeriggio. Il sole è meno infuocato, le strade si svuotano e la coda per vedere il Sepolcro diventa meno folle. Tipo che te la cavi in 40 minuti invece che in 3 ore.

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La via Dolorosa si conclude con la visita al Santo Sepolcro, il luogo sacro per eccellenza per la religione cattolica. Noi dedichiamo a questo luogo l’ultima sera che trascorriamo a Gerusalemme. Come già detto, non vi consiglio di andarci la mattina o nel primo pomeriggio: rischiate di sprecare ore preziose.

Andateci piuttosto a conclusione di una giornata di visita a Gerusalemme. Se non ricordo male il luogo chiude alle 21:00.
Se arrivate dopo le 19:00 potete sperimentare l’atmosfera surreale di questo posto con (relativamente) poca gente intorno.

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* I tetti di Gerusalemme: Una particolarità della città vecchia è l’accesso ai tetti del quartiere ebraico. Non vi offrirà un panorama fantasmagorico, ma vi darà la possibilità di camminare su tetti praticamente spianati a mo’ di marciapiede (che non è una cosa usuale) e di vedere, se ci andate dopo le 19, intere famiglie che si ritrovano. Gli uomini chiacchierano, le donne cantano, i bimbi giocano a palla, vanno in bici, corrono e si divertono. un’ esperienza carina. Per arrivarci: entrare da Jaffa Gate, sempre dritto su David Street, girare a destra in via Habad, dopo poco sulla sx c’è una scaletta blu di metallo. Salitela e siete arrivati!

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* Spianata delle Moschee: l’unico ingresso è dal muro del pianto. Gli orari sono: 8:30-11:00, 13:30-14:30. Armatevi di pazienza perchè le code sono chilometriche e si sta ore sotto al sole. La prima volta siamo arrivati verso le 12:00 e faceva davvero troppo caldo per aspettare l’apertura delle 13:30. La seconda volta ci siamo messi in coda verso le 10:00 e quando eravamo ormai quasi arrivati all’ingresso, sono suonate le 11:00 e ci hanno chiuso fuori… ergo: per noi niente visita alla Spianata, peccato !

* Muro Occidentale (o Muro del Pianto): noi ci siamo andati tutti i giorni, ma il lunedi mattina c’è sempre la festa per il Bar Mizvah. Le famiglie arrivano cantando e suonando flauitine tamburi per accompagnare i ragazzini al muro. Interessante dedicare un’oretta all’ osservazione rispettosa. Uomini e donne (anche visitatori stranieri) entrano nella zona del Muro da due ingressi separati (uomini a sx, donne a dx). Gli uomini (tutti) si ricordino di indossare la kippah (il classico copricapo simile ad un piattino), noi turisti ne possiamo prendere una gratuitamente da un cestone all’ingresso. Il Muro Occidentale è (insieme alla Via Dolorosa) secondo me l’esperienza più significativa della visita di Gerusalemme.

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* Dulcis in fundo… Cosa mangiare? Se arrivate che è Shabbat, come è capitato a noi, non state a diventare matti. È tutto chiuso. C’è qualche localino aperto su Hillel, una parallela di Jaffa Road. In questa atmosfera di guerra post atomica con sole a picco e nessuno (ma eramente nessuno!!!) in giro, siamo capitati per caso in localino che fa cibo isaraeliano-yemenita e lì abbiamo fatto una scoperta meravigliosa: il Memulawach. Il posto si chiama J BAR, 28 Hillel St. Per trovarlo cercate un’insegna arancione in caratteri incomprensibili di fianco a un posto di hamburger. Andateci, da non perdere!

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Oppure, se siete appassionati di falafel, tappa obbligatoria Moshiko. Indirizzo: Ben Yehuda 10, non lontano da Hillel. Gli oriundi dicono che, nonostante l’ aspetto da fast food per turisti, i loro falafel siano tra i più buoni di Gerusalemme. Io non li ho assaggiati tutti (anche se avrei molto gradito) ma questi sono davvero eccellenti. Piatto falafel (che è il più costoso) costa circa 34 NIS. La seconda volta abbiamo mangiato il piatto hummus+falafel, molto buono anche lui al costo di circa 25 NIS.

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Giorno 5. Gerusalemme.

Oggi escursione al Monte degli Ulivi. Vi diranno di andarci in taxi ma è facilissimo andarci in autonomia coi mezzi. Tram da Jaffa Street, a due passi dal nostro hotel (6.60 nis a persona a tratta, indipendentemente dalla fermata) fino a Damascus Gate, scendi e vai verso la stazione degli autobus (è a vista), da lì prosegui lungo le mura della città vecchia verso l’hotel Golden Walls (si vede l’insegna verde in lontananza). Poco prima dell’hotel, sulla sx c’è un’altra stazione autobus con pulmini più piccoli. Il numero 75 va al monte degli ulivi (10 nis a persona a tratta). Il biglietto si paga direttamente al driver. Il bus ti lascia davanti ad un ospedale. Cammini per 5 minuti lungo la via e trovi il belvedere su tutta la città di Gerusalemme. Bello.

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Scendi lungo una via sulla dx e vedi il cimitero ebraico enorme. Interessante la storia che sta dietro questo enorme ammassamento di tombe… storia che ha a che fare con la venuta del Messia e con il punto esatto da dove comincerà a risuscitare i morti…

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Chiese varie, per finire con il Getsemani ed i famosi ulivi di Gesù.

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Dall’uscita del Getsemani una breve camminata porta alla entrata del Muro del Pianto (portatevi dietro una piantina della città comunque è molto facile.

Riproviamo a entrare alla Spianata delle Moschee. Dopo 40 minuti di coda, chiudono le porte. Niente da fare, peccato. Al Muro Occidentale ci sono i ragazzini che festeggiano il Bar Mitzvah. Vale la pena mischiarsi con la folla per assistere a questa cerimonia religiosa così sentita.

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A posteriori, l’esperienza del Muro Occidentale è probabilmente la più toccante della visita a Gerusalemme. Aggiungo ancora questi ultimi scatti, fatti a distanza ravvicinata.

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Usciamo per l’ultima volta dalla città vecchia, pausa pranzo, relax di un paio di ore in hotel, e trascorriamo la seconda metà del pomeriggio al mercato di Machane Yehuda, dove tra assaggi di dolci tipici, limonate e qualche stand di souvenir concludiamo la visita di Gerusalemme.

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Nota: Gerusalemme meritava almeno una giornata in piu’. Ci avrei tenuto a visitare la Spianata delle Moschee e magari qualche museo o qualche escursione (tipo quella dei cunicoli sotterranei). Chi fosse interessato (non era il nostro caso) poteva anche organizzare una escursione a Betlemme o Nazaret.

Giorno 6. Verso il mar morto.

Oggi salutiamo Gerusalemme per andare in direzione Mar Morto. Abbiamo prenotato una macchina a noleggio della ELDAN, compagnia nazionale di cui si parla bene su internet. Se il noleggio è di almeno 3 giorni, non ti fanno pagare il sovrapprezzo del drop off se la riconsegni in una città diversa da quella di partenza (nel nostro caso, la prendiamo a Gerusalemme e la riconsegniamo a Eilat per € 55 complessivi).

I vari noleggi sono tutti in King David Street. Eldan è al numero 24, insegna blu. Importante controllare la validità della patente: ci vuole quella europea di plastichina rigida.. Se avete ancora quella del Carlo Codega di carta rosa dove si attaccavano i bolli, non potete guidare. Nel nostro caso è valida solo quella della moglie, quindi al volante ci starà lei !!

Le macchine hanno tutte un codice da inserire prima di essere messe in moto. Ogni volta. Quindi conviene stare attenti quando l’omino procede con l’inserimento perchè poi lo dovrete rifare. Da soli. Nel deserto. Noi abbiamo temuto di rimanere dispersi in riva al Mar Morto… Ma fortunatamente ce l’abbiamo fatta dopo un certo numero di tenativi. Il procedimento era: inserisci la chiave e accendi il quadro, spegni il quadro poi, senza sfilare la chiave, inserisci il codice, poi rigiri la chiave e accendi la macchina. Un pó più conplicato no??? Porca vacca, ci voleva Mc Gyver! Ma noi ce l’abbiamo fatta. E chi c’ammazza??

Tornando a noi, tiriamo su la piú piccola macchinina del loro parco auto, una Chevrolet Spark, e ci mettiamo in moto. Uscire da Gerusalemme non è stato difficile, con una cartina ce la si fa egregiamente. L’unico problema è il traffico da città piena di turisti.. Quindi c’è da armarsi di pazienza.

Usciti dalla città prendiamo l’autostrada n1 e guidiamo per circa 1h in direzione Dead Sea e strada n90, la stessa che domani ci porterà fino a Eilat. Strada infinita, sempre dritta (tranne pochissime eccezioni, comunque segnalate), nel deserto. Niente a destra, niente a sinistra. Morte e desolazione. Siamo nelle mani della nostra macchinina.

Ogni tanto si trovano dei gabbiotti con dentro militari armati, qui l’esercito è dovunque: per strada, nei supermercati, fuori dalle chiese, nelle vie di passeggio. Ogni volta che li vedi andare in giro con perfetto aplomb con sti cannoni sotto braccio, ti viene un pò di strizzetta.

Ad un certo punto troviamo i lavori in corso, la strada è bloccata, cerchiamo di capire cosa succede e un soldato e il suo kalashnikov ci spiegano che dobbiamo solo aspettare. Ad un certo punto la ruspa si sposta e ci fa passare. Certo, perchè fare una deviazione quando puoi far spostare le ruspe e piazzare dei soldati armati fino ai denti?

Dopo 1h di strada, seguendo le indicazioni, arriviamo a Mineral Beach, la nostra destinazione di oggi per un bagno nel famoso Mar Morto.

Se volete un posto selvaggio, con pochi turisti e niente fronzoli, l’avete trovato. Diciamo che da un lato il posto è attrezzato nel senso che c’è una zona con spogliatoio e docce, ci sono dei punti di ombra fatti con le fronde delle palme, per sedersi ci sono le sedie oppure si possono noleggiare dei lettini. Quindi qualche comodità è garantita.

Il bagno nel mare lo puoi fare tutte le volte che vuoi, è molto divertente perchè capisci cosa intende la gente quando dice che nel Mar Morto si galleggia di brutto. Bellissimo.

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Ma è tutto molto spartano e immerso nel nulla. C’è una zona fanghi a cui si accede gratuitamente (i fanghi invece sono a pagamento nella zona qualche km più avanti dove ci sono tutti gli albergoni di lusso). Zona fanghi… Capirai… Una tettoia in mezzo ai sassi con quattro bidoni pieni di una roba brutta che sembra bitume e invece è il famoso e pregiatissimo fango del mar morto. Esfoliante, idratante, rigenerante. Cacci dentro le mani e te lo spalmi. Aspetti che si asciughi e quando sei diventato una statua di creta che non ti muovi più, sei pronto per lavarti. Ti diverti, fai una cosa nuova e diventi liscia e setosa.

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Una giornata a Mineral Beach con noleggio lettini e teli mare 170NIS +30 di cauzione. Volendo si puó spendere di meno se i teli li porti tu e ti accontenti delle sedie. Il posto comunque merita. Probabilmente non più di una giornata, ma è comunque una cosa da non perdere !

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Usciti da lì verso le 17 (quando il sole tramonta dietro alle montagne), litighiamo 10 minuti con la macchina e poi partiamo alla volta di Masada. In 20 minuti siamo al Masada Guest House, stanza 320NIS b&b + 56NIS a testa la cena.

Masada Guest House.. Che dire? Posto assai inquietante. Immerso nel nulla del deserto, con cancelli e recinzioni. Alla reception due mostri che sembravano usciti da qualche esperimento del Dott. Frankestein. Un milione di stanze e di corridoi. Pieni di ragazzini. In gita scolastica. Aiutatemi.

La cena è da mensa della scuola, ma non si puó evitare perchè è l’unico posto nel raggio di km. Noi abbiamo scelto di dormire qui perchè avevamo una mezza idea di salire alla fortezza a piedi per vedere l’alba e questo hotel è veramente attaccato. Se invece non vi interessa e prefertite salire con calma e funicolare, si puó tranquillamente dormire a En Boqeq.

Giorno 7. Masada e Eilat.

Salita con funicolare alla fortezza di Masada + visita 70nis a pax. Parcheggio gratuito e soprattutto coperto.
L’idea iniziale era salire all’alba, (P.S. la fortezza è attaccata al nostro hotel) ma quando ti rendi conto del ripidume del sentiero e delle temperature infernali, cominci a rivalutare la imperdibilità dell’alba vista da lassù.

Quindi abbiamo rinunciato alla conquista a piedi per ripiegare sulla triste e spoetizzante funicolare. Discutibile, ok, ma non ho mica ammazzato nessuno. Fa caldo. Sono stanca. Il sole ti cuoce. Ergo: viva viva la funicolare!

La fortezza è molto bella e suggestiva, anche in virtù della sua storia. Oltre alle costruzioni e ai vari ritrovamenti, guardando fuori dalla fortezza si possono vedere i resti degli insediamenti della legione romana durante l’assedio, la rampa e la breccia nelle mura.

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Vale la visita, anche se alle 10 c’erano già 30 gradi e un caldo che si colava. C’e’ il negozio Ahava all’uscita. Non comprare se poi si va a Eilat, lungomare c’e’ negozio stessa catena con prezzi migliori. Terminato il giro (che richiede un’ora e mezza), ci rimettiamo in macchina e ci spariamo un viaggetto di 3 ore con meta Eilat.

Pernotto: Youth Hostel 200nis b&b. Comodo, di fronte ad un centro commerciale, di fianco ad un supermercatino e dotato di rubinetto di acqua potabile dove riempire le mille bottiglie che il caldo torrido ti costringe a bere.

La cosa interessante è che a Eilat le spiagge sono tutte libere e gratuite. Noi siamo andati a Princess Beach, spiaggia che dicono essere tra le più belle del posto. Con 15 nis ti noleggiano un lettino che puoi piazzare sotto ad un ombrellone qualunque e se sei dotato di maschera o occhialini puoi fare un pò di snorkeling. La barriera è a riva e ci sono pesci e coralli.

Attrazioni segnalate sono Dolphin Beach e Coral Beach, entrambe a pagamento. Nella prima nuoti coi delfini, nella seconda c’è una barriera molto bella.

Noi ci siamo stati solo un pomeriggio ma direi che Eilat meriterebbe una sosta di un paio di giorni.

Giorno 8. GIORDANIA (confine) e wadi rum.

La mattina del 2 maggio ci svegliamo e ci prepariamo per il passaggio in Giordania. Lasciamo la macchina al noleggio, che è sulla stessa via dell’ ostello, a circa 1km di distanza. Da lì prendiamo un taxi che ci porta al confine con la Giordania, Araba border. 40 nis.

Formalità: come tutti le frontiere che si passano via terra, ci sono mille tappe. Tassa di uscita da Israele $57 tot per due persone. Non accettano carte di credito, quindi è importante avere moneta locale o dollari. Noi avevamo finito tutti i soldi e abbiamo usato i dollari. Il cambio è precisissimo. La signorina rilascia varie ricevute, con quelle si va dalla guardia al gabbiotto che registra l’uscita e ti saluta.

Cammini 200 mt nel nulla sotto il sole cocente e, se non muori e non vieni divorato dagli sciacalli prima, arrivi alla frontiera giordana. Lì passi prima dall’omino che ti rilascia il visto e poi dalla guardia che registra l’entrata. Non si paga niente e nessuno. Bene. Siamo in Giordania.Temperatura media: 8.436 gradi.

Appena usciti dalla frontiera troviamo ad aspettarci l’autista che in un’ora scarsa ci porterà al deserto Wadi Rum e domani ci riprenderà per portarci a Petra con prima visita guidata. Giordan Direct Tours (www.jdtours.com). Con loro (contattati via mail dall’Italia, inglese perfetto, risposte precise e tempestive, quindi lo consiglio a tutti) abbiamo concordato un mini tour della Giordania di 3 giorni: Giorno 1 il deserto di Wadi Rum, Giorno 2 prima visita di Petra, Giorno 3 seconda visita di Petra e trasferimento ad Amman, notte del Giorno 3 partenza dall’aeroporto verso l’Italia.

Arriviamo all’appuntamento con la guida beduina, al volante di un fantastico pick up nuovo di zecca (e se vedeste quelli che girano, capireste la nostra gioia!), che ci fa fare un giro di tre ore nel deserto di Wadi Rum. Molto bello. Gli scenari naturali sono meravigliosi, il sole picchia duro ma l’aria non è bollente come al confine. Quindi si regge abbastanza bene. Importante avere una buona scorta di acqua ed essere coperti, altrimenti ci si disidrata in fretta e ci si ustiona.

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Ogni tanto il driver fa una sosta in una tenda beduina dove ti offrono te (rigorosamente caldo) e biscotti, nella speranza che acquisti dei souvenir come saponi, creme o gioielli. Ma l’acquisto non è obbligatorio e nessuno fa pressioni.

Grandissimo punto di interesse proprio imperdibile secondo loro è una location in cui ci sono i resti dell’insediamento della troupe che ha girato “Lawrence d’Arabia”. Due panchine storte e un tavolino. Ok, veramente interessante.

Verso le 17 la guida ci scarica al campo tendato e conclude il suo lavoro. Si aspetta una mancia più o meno intorno ai 10$. Noi gliene abbiamo dati 15 perchè ci siamo trovati molto bene. Dunque, dicevo che ci lascia al campo dove ci accoglie una specie di receptionist e noi, poveri bambini ingenui, pensiamo di essere portati nella nostra tenda. Sì. Credici. Ci danno tè e datteri e ci lasciano in ammollo un’ora abbondante ad aspettare non si sa che cosa. Rituale beduino? Ospitalità? Non è pronta la tenda? Qualcosa mi dice che è la terza che ho detto.

Bisogna rimanere molto calmi. Sono gentili ma hanno i loro tempi. Alla fine, ovviamente, la tenda te la danno… Solo che per me che vengo dalla ridente Brianza dove tutto è pronto subito adesso e si scatta come dei grilli, queste attese sono estenuanti. Sarà che la vita mi sta insegnando la pazienza?

Adesso sono le 19, il sole sta tramontando, siamo in tenda in attesa che qualcuno tiri fuori qualcosa per cena e piove. Giuro. Vengo nel deserto della Giordania e piove. Sarà un po’ problematico stare qui sotto l’acqua ma è impossibile arrabbiarsi quando si assiste ad un fenomeno così raro come un temporale nel deserto. Fortunatamente è solo qualche schizzo passeggero, che in breve scompare senza lasciare strascichi.

La serata nel campo passa un po’ cosi’… Si mangia abbastanza bene, i beduini suonano le loro musiche. Io però mi sento in gabbia, dovendo aspettare per qualsiasi cosa. I tempi morti da quando siamo arrivati qui sono davvero estenuanti, e a parte leggere, giocare a carte e sentire un po’ di musica non è che ci sia altro da fare.

Consiglierei ad altri di trascorrere la notte in un campo tendato nel deserto di Wadi Rum ? Non lo so…Io mi sono annoiato.

Giorno 9. Petra

La notte scorre tranquilla nel campo tendato. Alle 9 ci vengono a prendere con il pick-up e partiamo alla volta di Petra, che poi è il vero (ed unico, ad essere onesti) motivo per cui abbiamo attraversato il confine giordano. Arriviamo intorno alle 11:00, insieme alla orde di turisti che arrivano coi pullman o coi voli charter da sharm.  Il nostro driver ci segue e ci da le sue spiegazioni sul luogo. Vale la pena ascoltarle.

In due parole, Petra è davvero bella, suggestiva, affascinante. Specialmente bello è lo stretto percorso (il “Siq”) che porta dall’ingresso del sito fino al suo monumento più famoso (il “Tesoro”). La gola è talmente stretta che non lascia vedere il Tesoro se non quando si è praticamente arrivati, ed anche allora lo si riesce a vedere solo in parte.

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Caldo infernale, pieno di gente, ma vale comunque la pena per prendere confidenza con il luogo. Meno male che noi rimaniamo qui anche stanotte, in modo da far sedimentare le prime impressioni ed avere ancora un po’ di tempo domani per approfondire con più calma. Andarci solo per una visita “mordi e fuggi” di qualche ora, specialmente in concomitanza con le orde di turisti, sarebbe stato davvero un peccato.

Usciamo poco prima delle 16:00. Hotel attaccato letteralmente al sito (Petra Guest House) davvero molto bello, elegante e confortevole. Peccato per la cagata del wifi, che prende solo al piano terra ed è pure a pagamento !!

Giorno 10. Petra e Amman

Secondo ingresso a Petra per girarla in autonomia. Entriamo presto, sono le 7:30-8:00 ed é tutta un’altra cosa. Piú fresco, meno gente, più tranquillo. Vale davvero la pena. Andiamo fino alle tombe reali e torniamo indietro.

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La luce cambia continuamente, con il sole che si alza, cosi’ noi abbiamo visto il Tesoro a pranzo, alle 3, alle 8 e alle 10.

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In ogni caso, se tra i vostri sogni proibiti rientra la possibilità di fare uno scatto al Tesoro ed al Siq in assoluta solitudine, beh, in tal caso non vi resta altra possibilità se non quella di dormire appena fuori dal sito per poter rientrare (come abbiamo fatto noi) la mattina alle 8:00. Non sarete comunque soli, ma con un buon tempismo ed un pizzico di fortuna riuscirete a coronare il vostro sogno 😉

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Mia moglie non si riesce a staccare da questa meraviglia, e così sono 6 su 7 le meraviglie del mondo moderno che siamo riusciti a vedere finora:
-Petra (Giordania)
-Macchu Picchu (Perù)
-Grande Muraglia (Cina)
-Chichen Itza (Messico)
-Colosseo (Italia)
-Taj Mahal (India)

Ci manca solo la grande statua del Cristo Redentore in Brasile.

Alle 12:00 partenza per Amman, da cui rientreremo in italia. Pomeriggio libero, occhio alle truffe del driver che propone di fare altri giri (visto che c’è tempo libero), peccato che siano a pagamento e che lo si scopre solo a seguito di domanda diretta.

Se vi piacciono i dolci, consigliamo di fare un passaggio in una pasticceria locale. Il prezzo per farsi fare un misto di dolcetti tipici è davvero irrisorio, e sono molto buoni. L’ultima notte del nostro viaggio la trascorriamo all’Hotel Ibis (tutto ok). Consigliamo il ristorante tipico subito a sx uscendo dall’hotel.

Giorno 11. Partenza all’alba. Fine. Conclusioni

Fatidica domanda: Giudizio finale ?? Bello, molto bello.

Semplice, tranquillo, interessante, coinvolgente, fa riflettere.

Insomma ha tutte la caratteristiche per essere un viaggio di quelli memorabili.

C’è il mare, sia quello morto sia quello super vivo
C’è una delle sette meraviglie del mondo modero
C’è una città simbolo spirituale delle tre principali religioni monoteiste, che vivono fianco a fianco e dividono, volenti o nolenti, la loro città sacra con altri, impassibili ciascuno nella stretta osservanza del proprio credo.

Prezzi ? Come in italia
Personalmente è un viaggio che mi ha soddisfatto, appagato ed arricchito. Lo rifarei subito e lo consiglio a tutti.

…alla prossima !


One response to “Israele & Giordania

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