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Autumn in Valtellina

Questa settimana è stata massacrante. Da Lunedì a Venerdì ho percorso complessivamente, tra aereo e macchina, poco più di 4.000 kilometri. Direi che mi sono meritato un fine settimana di completo relax… e quando dico relax intendo “passare la maggior parte del tempo seduto a tavola ingurgitando svariate decine di migliaia di calorie il più possibile derivanti da grassi animali”. Questa è la mia definizione di relax, perlomeno.

Decidiamo quindi di fare un salto in Valtellina, stabilendo solo la meta del pernottamento (Teglio) e lasciando spazio all’improvvisazione per il resto. Passiamo la notte all’agriturismo Vecchio Torchio, in località Arboledo, dove ceniamo con (nell’ordine): salumi e sott’oli, sciatt, pizzoccheri e costine con patate. Anche volendo, il dolce non avrebbe trovato proprio posto nei nostri stomaci.

Fotografia d’obbligo al piatto principale:

 

Il giorno dopo decidiamo di andare a visitare un posto di cui spesso ho sentito parlare: il Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio (SO). Grosio è a poca distanza da Teglio, pertanto prima delle 10 siamo già all’ingresso di questo parco (entrata libera). Al suo interno, sono due le cose interessanti da visitare: la Rupe Magna ed i resti del castello.

Rupe Magna (dal sito): Scoperta  nel 1966; Lunghezza: 84 m; larghezza: 35 m; più di 5000 raffigurazioni incise, databili tra la fine del Neolitico (IV millennio a.C.) e l’età del Ferro (I millennio a.C.). Questa è la “carta di identità” della Rupe Magna, una delle più grandi rocce incise dell’arco alpino. I temi raffigurati vanno dalle figure antropomorfe (oranti, armati e lottatori), a quelle di animali, dalle figure geometriche alle coppelle, fino ad oggetti della vita quotidiana (ad esempio, i rastrelli). Alcune croci, simboli della religiosità cristiana, documentano poi la continuità della pratica di incidere la roccia anche in epoca storica.

Castello (dal sito): Sulla sommità del colle che domina la Rupe Magna sorgono il castello di S.Faustino ed il Castello Nuovo. Tra i resti murari conservati del Castello di S. Faustino e di alcune delle strutture ad esso pertinenti si segnala il campaniletto romanico. Restaurato nella parte superiore verso la fine dell’800, è attiguo alla piccola cappella che conserva, al centro del presbiterio, due sepolcri medievali scavati nella roccia: indagini archeologiche in quest’area hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un edificio di culto (oratorio del VII-VIII sec. d.C.?), anteriore alla costruzione del castello. Fra il 1350 e il 1375 sorse il Castello Nuovo, concepito per rispondere a mutate esigenze strategiche: è caratterizzato da una doppia cortina di mura, giustificata da necessità difensive, e da un poderoso donjon, cioè una torre interna fortificata, alla quale veniva affidata l’estrema difesa del castello. 

Il parco è immerso in un tipico scenario della montagna Valtellinese, con prati, fiori e animali. Sebbene non riusciamo a individuare neanche una delle 5.000 incisioni nella roccia (la signorina al centro informazioni dice che senza una guida è impossibile trovarle…), si tratta comunque di una bella visita che dura poco più di un’oretta.

Terminata la visita, ci dirigiamo verso Bormio, dove abbiamo deciso di pranzare e di fare un giro nel centro, prima di rientrare verso casa. Per il pranzo, decidiamo di tornare in un ristorante dove ero stato almeno 10 anni fa e del quale conservo un bel ricordo: il posto si chiama Li Arnoga, e si trova una decina di kilometri dopo Bormio in direzione Livigno.

Effettivamente mi ricordavo bene: il posto è molto accogliente e si mangia davvero bene: antipasto di salumi, sciatt (palline di formaggio fritte in pastella di grano saraceno) e salmì di cervo con polenta.

Come da programma, dopo pranzo passeggiamo per il centro di Bormio. Nel frattempo le nuvole sono scomparse ed è venuto fuori un bel cielo azzurro.

Rilassati e con la pancia piena, ci mettiamo in macchina per tornare a casa. Anche in questi 2 giorni ho guidato per 350 kilometri, che si aggiungono ai 4.000 fatti nei 5 giorni precedenti, ma con un ritmo e una soddisfazione completamente diversi.

 

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La Valle Incantata…

La settimana scorsa, dopo il matrimonio di AC, siamo partiti per un brevissimo giretto in quella terra meravigliosa che si chiama Valtellina, ricca di prelibatezze gastronomiche dalle 10.000 calorie in su. Insieme ad una coppia di cari amici (EC + CC), verso le 21:00 partiamo da Erba e ci dirigiamo verso la nostra destinazione per la notte: Teglio !

Arrivati a Teglio alle 22:30, ci dirigiamo subito verso l’agriturismo “Al Vecchio Torchio”, dove eravamo già andati a mangiare diverse volte, ma senza mai fermarci a dormire. Il posto (come potete vedere dalle foto) è molto carino, il personale è veramente gentile e a colazione vi servono torte prodotte rigorosamente da loro.

Qui sotto vedete com’è il posto: le fotografie le abbiamo scattate al mattino, dopo la colazione

Ma veniamo alle cose importanti: il pranzo ! L’agriturismo dove alloggiamo fa parte dell’Accademia del Pizzocchero, di cui ho già avuto modo di parlare qualche tempo fa nel mio blog. Anche questa volta, non siamo stati delusi. Salumi, Sciatt e Pizzoccheri hanno allietato il nostro pranzo e appesantito le nostre pance (tranne quella di EC che si spalma le cremine per gli addominali 🙂 )


I pizzoccheri dell’Accademia

Per chi (come me) ama i pizzoccheri valtellinesi alla follia, ecco alcune dritte per prepararli al 100% “fai-da-te” con la ricetta tradizionale “nientepopodimenoche” dell’Accademia Del Pizzocchero 😉 !

L’Accademia del Pizzocchero è un’associazione dei più famosi ristoratori tellini (di Teglio, ndr), creata per preservare e diffondere la ricetta dei pizzoccheri secondo il procedimento centenario e con gli ingredienti tradizionali. Il sito è questo: http://www.accademiadelpizzocchero.it

La ricetta che seguo è esattamente quella dettata dal “disciplinare del pizzocchero” che trovate qui: Ricetta Originale del Pizzocchero di Teglio

Ecco alcuni passaggi:

1) Impasto di farina di grano saraceno (4 parti) e farina bianca (1 parte) + sale e acqua q.b.

2) “scarellatura” dei pizzoccheri (stendere la sfoglia col mattarello e tagliare le striscioline di pasta)

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3) pizzoccheri pronti (consiglio: fateli asciugare un po’ prima di cuocere, altrimenti rischiano di attaccarsi quando li mettete nell’acqua bollente)

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4) formaggio tipico a cubetti (Valtellina Casera DOP)

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5) patate a cubetti e verze a striscioline

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6) Cuocete tutto (guardate la ricetta sul sito per il procedimento corretto) e versate in terrina pre-riscaldata…SI, quel liquido che vedete in superficie è BURRO !!!!

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7) mangiate avidamente, alla faccia della dieta, del colesterolo e del vostro medico curante… e ricordate di abbinarci un buon vino valtellinese (Inferno, Sassella, Sforzato…)

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