Perù & Bolivia

Ed ecco il racconto del nostro ultimo viaggio in Perù e Bolivia, Agosto 2012. In realtà quello che segue è la trascrizione del diario di bordo tenuto da mia moglie giorno per giorno, corredato dalle mie fotografie.

In sintesi, il viaggio è stato tosto… davvero tosto. Un freddo porco (anche negli hotel e in alcuni ristoranti), l’aria rarefatta per via dell’altitudine, una serie di alzatacce ad orari improponibili ed alcune notti passate direttamente in autobus ci hanno davvero messo alla prova.

Tuttavia, anche questa volta ne siamo usciti indenni e con dei bei ricordi.

Qui sotto trovate il nostro itinerario, con inizio e fine a Lima, capitale del Perù. Cliccate sulle foto se volete vederle ingrandite.

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DAY 1 & 2: Dopo un viaggio infinito, finalmente arriviamo ad Arequipa: un gioiello incastonato nelle Ande.

Arrivarci non è stato cosi semplice: da Milano a Lima (scali compresi) ci sono volute 17 h. Atterrati a Lima ci attende 1h di auto x arrivare a Casa Yolanda, diciamo che non è proprio dietro l’angolo. Una volta lì ci attende un meraviglioso briefing con la suddetta Yolanda, parlante spagnolo, che ci spiega la rava e la fava e non si trattiene nemmeno dallo sgridare Teo che ha commesso il gravissimo errore di interromperla. Escuchame!!, dice.
Decisa la tipa 🙂

Dormiamo dalle 21 alle 2.45, orario in cui montiamo sul taxi e da casa Yolanda torniamo in aeroporto x volare su Arequipa. Siamo in giro da mille mila ore e abbiamo la vaga sensazione che la vacanza non sia ancora cominciata… Voglio essere in vacanza, porcadiquellazzozzaaaaaaa!!!!

Ok, ci siamo. H 7 mettiamo piede all’aereoporto di Arequipa, montiamo sul taxi che x 25 S/. ci porta al nostro hotel: Las Torres De Ugarte. Prima visita della città: giriamo tutto a piedi, è molto graziosa ma è ancora presto e la maggior parte dei negozi sono chiusi. Ma noi ci facciamo scoraggiare? Mavalà! Ci lanciamo sul cibo di strada e ci sbraniamo delle buone papas reillenas. Echiciammazzannoi!!

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Di giretto in giretto (e di papas in queso helado) arriviamo al Monastero di Santa Caterina, un bellissimo complesso in cui, per secoli, hanno vissuto le monache di clausura. È un posto strano: sembra un incrocio tra una cittadella e una villa signorile. Davvero bello. Entrata 35 S/.

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Pranzo in un ristorante dalla cucina non eccelsa, ma ci siamo rilassati sulla terazza: sole, venticello, tempertura ideale e vista sul vulcano. Pomeriggio, as usual, sveniamo in hotel. Usciamo alle 17, in tempo per andare a goderci il tramonto al Mirador, zona panoramica a 15 min di taxi (6S/.) da cui si ha una bella visuale del vulcano con la cima innevata e la città che si appoggia delicata alla sua base.

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Torniamo in centro e ceniamo al ristorante Lazos. Antipasto di salsicce tipiche e un ottimo filetto di alpaca per 140s/ in due.

Riflessioni: mi piace. Davvero, mi piace tutto. La gente è gentile ma discreta, sorridente ma non eccessiva. Il paesaggio è stupendo: cammini sotto a questo cielo azzurro e limpidissimo, respiri l’aria frizzantina, ti guardi intorno e vedi le cime delle montagne intorno. È bellissimo: io sono abituata ad alzare la testa x vedere i cucuzzoli, qui invece ce li hai dritti davanti agli occhi. Non so, mi fa effetto. Un pò come sentirsi in cima al mondo.

Sono curiosa di vedere la sensazione che proverò dopodomani, quando saró a quota 4000 per ammirare il volo dei condor.

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DAY 3: Oggi si parte per il trasferimento che, in due giorni, ci porterà al Colca Canyon.

Praticamente è un ininterrotto tragitto in autobus che si snoda all’interno di una riserva naturale di Alpaca, Vigogne e Lama, intervallato da brevi soste per ammirare il panorama o vedere da vicino gli animali.

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Sono in bus da 5 ore ormai, ma non mi sono ancora annoiata. Il paesaggio è il tipico paesaggio da alta montagna, quindi brullo e con poca vegetazione. Cambia man mano che si sale in quota: ad un’altitudine inferiore c’è una quantità di cactus impressionante, poi piano piano la vegetazione si fa sempre più rara. Ma è davvero bellissimo: queste distese interminabili e deserte hanno il loro fascino, senza contare che c’è un cielo meraviglioso. Un cielo così cielo, io non l’ho mai visto. Almeno credo.

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Abbiamo anche bevuto il nostro prima Mate de Coca, un infuso di foglie di coca che, teoricamente, dovrebbe contrastare i problemi causati dall’altitudine. E a 4500, l’altitudine si sente eccome! Quindi, tornando al nostro infuso, sarà suggestione, sarà che funziona, ma mi sento un pò meno una schifezza.

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Continua il nostro percorso qui in mezzo al nulla delle cime andine, con sottofondo musica oriunda. E mi piace.

Siamo appena arrivati al punto più alto del valico: 4910 mt. E, giuro, fai due passi in più del necessario e ti sembra di morire. Addio, mondo crudele. Io muoio. 🙂

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Calma fans. Sono ancora viva.
Siamo tornati all’ altitudine accettabile di 3500mt.
Pomeriggio Calidora di Chimay, terme incastonate tra le montagne (15S/.) All’inizio un freddo becco. Ma davvero. Anche perchè è tutto molto spartano: gli spogliatoi sono all’aperto, quindi ti ritrovi in costume e a piedi scalzi, con temperatura 7 gradi, a camminare sulle pietre gelide prima di arrivare all’acqua calda. Se sopravvivi, una volta dentro è bellissimo: l’aria frizzante ti punge le narici e tu sei a cuocere in un fantastico brodo. Un pò come Bormio, ma qui fa un feddo del diavolo!

In serata decidiamo di evitare la fantastica festa tipica con balli e canti… Perlamordelcccielo!!!
Stiamo in hotel (Pozo del Cielo) e ci gustiamo una fantastica cena fredda, battendo i denti perchè i riscaldamenti sono spenti e fuori, senza esagerare, ci saranno al massimo 5 gradi!

Massì, siamo sopravvissuti anche a questa. Siamo onnipotenti 🙂

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DAY 4: Levataccia alle h5, colazione al freddo e al gelo perchè, ormai abbiamo capito, all’hotel Pozo del Cielo il riscaldamento è del tutto opzionale (però la sera ti portano la boulle dell’acqua calda).

Mangiamo burro congelato con marmellata su pane gelido con una tazza di mate di coca. Almeno quella era calda. 

Saliamo sul bus e, di villaggeto in villaggetto, ci avviciniamo alla Crus del Condor. Nel frattempo fotografiamo falchi, alpaca, gente varia, mangiamo biscottini alla coca, si rompe il pullman, rischiamo di rimanere dispersi nelle Ande e poi ripartiamo. 

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Bello il Mirador del Condor. Ci fossero stati anche i condor, magari!! Due da lontano x divina grazia. E non sono neanche riuscita a mangiare il panino con l’Avocado, porca vacca ! Peró c’era quello con queso. Due giorni di sbattimento e un freddo porco per mangiare un panino al formaggio. Chi non lo vorrebbe fare??

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Alla fine di questo lungo tragitto, il nostro autobus ci porta nella città di Puno, da cui domani andremo alla scoperta delle famose Islas Flotantes (Isole Galleggianti) e del sito di Sillustani. Lungo il percorso, comunque, abbiamo ancora occasione di vedere panorami davvero notevoli.

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DAY 5: Finalmente un risveglio ad un orario decente… colazione h8 e partenza x il lago Titicaca h8.30. Che lusso, ragazzi!!

Arriviamo con il barcone alle Islas Flotantes e lì scatta il trappolone! Giretto in barca di giunchi, canzoncina delle donnine che ad un certo punto si lanciano in un tristissimo “vamos a la playa”, bambine che chiedono il soldino, mercatino. Pare che sia proprio inevitabile. E allora sorbiamoci il trappolone! Gita alle Islas di una mattina 30S/ + 10S/. 

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Turistico da far vomitare, ma comunque imperdibile. Anche perchè adesso è ridotto ad uno zoo safari, ma nel passato questa gente viveva davvero in condizioni strane: ogni 2 settimane aggiungono uno strato di giunchi al pavimento dell’isola e ogni 30 anni ne devono costruire una nuova. 

Roba da chiedersi: ma chi ce li porta a prendere la barchetta, prendere dai fondali le radici x fare la base dell’isolotto, ricoprirle di mille mila strati e ogni trent’anni rifare tutto da capo?? 

I misteri della razza umana. 

Sillustani è un posto meraviglioso. Davvero. Ci siamo arrivati nel tardo pomeriggio, c’erano poche persone e la luce calda del tramonto rendeva tutto molto suggestivo. Un’ altura battuta dal vento, costruzioni millenarie, cielo limpido e un paesaggio mozzafiato ovunque volgi lo sguardo. Splendido. Vale tutti i 30s/. dell’escursione.

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Adesso siamo tombati qui in hotel a mangiare pizza e a combattere coi pinguini, in attesa che arrivi l’ora di salire sull’autobus notturno che ci porterà a Cusco. NOTA: in hotel (Totorani) fa veramente freddo, ma questa è l’unica nota negativa. Il proprietario è davvero gentilissimo, sempre disponibile ad aiutarci e sorridente. L’unica cosa è che bisogna convivere coi lupi e gli orsi. 

Si parte per Cuzco: che bello essere seduti al fresco in questo pulmann al profumo di scorreggia misto piedi!!

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DAY 6: H 5 am, good morning Cuzco! Arriviamo alla stazione e per 10s/. il taxi ci porta all’hosteleria de Anita. NOTA: dicono che la stazione sia zona pericolosa, fare molto attenzione ai taxisti. Per evitare brutte sorprese, rivolgersi ai taxi parcheggiati subito all’uscita, con i taxisti che ti mostrano il tesserino ufficiale (che, in fin dei conti, per quanto ne capisco io, può essere benissimo falso. Ma meglio di niente).

Fino alle 10 stiamo in stanza per riposare, lavarci e tirarci un po’ insieme dopo il viaggio notturno. Poi si esce x un giretto della città, qualche piazzetta, un Pisco Sour e il pranzo. Dopo di che avviene la catastrofe. L’uomo ha un crollo fisico totale, quindi si chiude in stanza sotto le coperte armato di Tachiflu. Io esco verso sera x un giretto di Plazoleta San Blas e limitrofi e un pó di sano shopping senza lamentele maschili.

Per cena non si esce: ci mangiamo gli avanzi della pizza di ieri, scaldati sul caloriferino elettrico. Che poi, per scaldare la pizza, lo abbiamo fatto andare a pallettone e in stanza sembrava di stare a Santo Domingo. Ma almeno la pizza era calda 🙂

Fine della giornata. Poco di fatto, ma almeno ci siamo riposati e la cacchetta a forma di marito ha smaltito febbre, stanchezza e influenza!

NOTA: una cosa mi ha colpito molto, sia in questa città che nelle altre in cui siamo già stati. Ci sono ovunque cani, probabilmente randagi, che vivono in totale relax e tolleranza con le persone. Dormono agli sportelli bancomat, davanti all’entrata dei negozi o dei ristoranti ma nessuno li manda via. Nel contempo i marciapiedi sono pulitissimi e non ho mai sentito, neanche una volta, odori sgradevoli. Insomma, le colonne pisciate come da noi qui non esistono. E non rischi mai di pestare una cacca. Se ti avvicini ai cagnoloni (nel vero senso della parola, dato che sono di grossa taglia), ti guardano con degli occhioni mansueti e non ringhiano, non scappano, non si agitano. Chiaro segnale che si fidano delle persone, ergo non vengono maltrattati. È una realtà a mio parere molto bella. Viviamo nella stessa città? Allora cerchiamo di vivere in armonia, senza abusi o aggressività del tutto inutili, non importa se siamo persone e persone, cani e cani, gatti e cani, persone e cani.
Mi piace, mi da un senso di grande civiltà.

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DAY 7: Risveglio felice. Siamo interi, riposati e in salute. Colazione con caffè-simil-petrolio, macedonia al popcorn, pane gelato e via!  Alle 10 prendiamo il pulmino che abbiamo prenotato ieri in una agenzia della Plaza des Armas (20s/. pax) Alle 12 siamo già ad Ollantaytambo.

Il paese è molto grazioso ma veramente piccolo. Piazzetta carina con vari ristorantini, qualche vietta con negozi, mercatino. Fine. In 20 minuti hai fatto il giro.

Lasciamo lo zaino all’hotel Orchidea (che è davvero carino) e andiamo nella piazzetta a mangiare un hamburger con patatine che definire untissime è riduttivo. 

Finito di condividere il pranzo con due cagnolini, andiamo al sito archeologico (che, detta così, sembra un trasferimento della madonna e invece ci arriviamo a piedi in 4 minuti). L’ingresso costa 70s/. pax, li mortacci loro!! Include questo sito e altri (Maras, Moray, Chinchero e Pisac) ma noi non abbiamo il tempo di vederli tutti e quindi.. Metti in tasca e porta a casa. 

Il complesso si sviluppa sul fianco della mantagna, abbiamo scalato circa 250 scalini x arrivare in cima. Un pó deludente perchè non ci sono cartelli, non ti danno una mappa, non hai modo di ottenere informazioni se non pagando 50s/. per una guida. Ma andate a cagare.

Quindi ci siamo fatti sta mega vasca per girare tutto il sito. È impressionante la costruzione e come si articola sulla montagna ma, dato che non vedremo gli altri quattro, 40€ mi sembrano decisamente buttati. 

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Usciti da lì ci spariamo dei mega frullati e ci dirigiamo in hotel x riposare. NOTA: dopo le 15 arrivano frotte di bus e pulmini, quindi è meglio fare la visita all’ora di pranzo o subito dopo. 

Passiamo il pomeriggio languendo in hotel perchè qui non c’è veramente una mazza da fare… Finchè non arriva l’ora di cena e decidiamo di spingerci al di là del confine a misura di turista della piazzetta, per incappare in una trattoria dove per 10s/. mangiamo un quarto di pollo (che, per dimensioni, è metà di un pollo dei nostri). Solo che, ad un certo punto, cominciano ad arrivare frotte di oriundi che riempiono il locale e, quando i tavoli sono tutti occupati, cominciano a sedersi ai tavoli di altra gente che sta già mangiando! Noi veniamo risparmiati da questa piacevole forma di socializzazione… Nessuno ha il coraggio di sedersi al nostro tavolo, ma frotte di persone sono in piedi intorno a noi, guardandoci addosso nella speranza che ci leviamo dai maroni. Quindi ci cacciamo giù con l’imbuto il pollo gigante e leviamo le tende! 

Ragazzi che cena! Dire che è stato pittoresco è riduttivo. Peró verrà annoverata negli annali degli episodi ricchi di floklore 🙂

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DAY 8: Oggi prendiamo il treno che da Ollantaytambo ci porterà al km 104 del Camino Inka, punto di inizio del sentiero che ci porterà a Machu Picchu, lo stesso sentiero sul quale camminavano gli antichi inca.

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Scesi dal treno, troviamo lì ad aspettarci Juan Carlos, la nostra guida: sarà anche piccolo, compatto e con le gambe corte, ma ruzza di maledetto!!! Lungo il cammino attraversiamo alcuni piccoli insediamenti inca, fino ad arrivare a Wiñay Wayna, che è davvero notevole.

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Dunque, tutti i calcoli che mi ero fatta sulla faticosità del percorso sono bellamente andati a finire nel cesso: fondo valle mt 2000, Machu Picchu mt 2400. 400 mt di dislivello distribuiti su 9 km di sentiero e 6h di camminata sono uno scherzetto. COL CAVOLO! Intanto si sale a 2800 per poi riscendere, punto primo. Punto secondo, la salita è quasi completamente concentrata nei primi 3km dove, tra l’altro, il sentiero è molto irregolare e segue la montagna, quindi spesso si sale per poi riscendere. E risalire ancora. Roba da sbattere la testa sulla montagna medesima.

Quindi, in conclusione, è stata un’impresa davvero faticosa. Ma almeno possiamo dire di avere conquistato la cima di Machu Picchu, percorrendo l’originale Camino Inca. Escusaseèpoco 🙂 

Dopo l’ultima salita, denominata Gringo Killer (e non c’è bisogno di aggiungere nulla), la giornata si conclude con una bellissima vista della città ormai vuota, riscaldata dalla luce del tramonto, con i suoi guardiani (le cime circostanti) che risplendono in tutto il loro verde meraviglioso.

Fatica sì, ma spettacolo impagabile.

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Rientriamo in hotel verso le 17, doccia, acquisti x il pranzo di domani e poi… Udite, udite! Pizza peruviana con mozzarella argentina  alle 18:50. Questo significa essere veramente alle cozze. Ma siamo stanchi in maniera indicibile, e alle 20.30 siamo a letto. 

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DAY 9: Sveglia alle 4.30, alle 5 in fila per prendere il pulmino che dal paese porta alla città. Ci sfugge il perchè di tutto questo prestume, ma la guida ha deciso così e non possiamo fare altro che adeguarci.

In teoria si sale presto perchè in tarda mattinata dovrebbero arrivare orde di turisti, ma noi siamo rimasti lì fino alle 14.30 e, onestamente, credo che ci fosse più calca alle 7 che non a mezzogiorno. Senza omettere che la mattina presto il tempo non è proprio il massimo: c’è un nebbione da far paura che si alza in tarda mattinata.

NOTA: a meno che non sia il 21 di giugno, solstizio d’inverno, giorno in cui il sole, sorgendo, fa salacadula-magicabula in ogni pertugio di ogni tempietto, non c’è alcun bisogno di saltare sul pulmino alle 5. 

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La visita guidata della città si conclude alle 10 ca, Juan Carlos ci saluta e noi siamo liberi di girare in solitaria. Dato che siamo stanchi disintegrati, ci dirigiamo alla zona agricola, ci sdraiamo sull’erba di uno dei terrazzamenti e lì rimaniamo a rilassarci fino a mezzogiorno.

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Poi ci tiriamo insieme e girovaghiamo tra le rovine. 

Che dire: Machu Picchu è davvero molto bella, di impatto e suggestiva. Il verde, le montagne, i contrasti di colore, l’estensione, il colpo d’occhio, lo spazio, i lama che girano indisturbati: tutto concorre a fare di questo posto (e a ragione) una delle 7 meraviglie del Mondo. Lo è davvero. 

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Ci godiamo il giro, restiamo in contemplazione del panorama ancora un po’ e poi ce ne andiamo.

14.30 prendiamo il pulmino (23s/.) e torniamo ad Aguas Calientes a tagliarci le vene in attesa di prendere il treno che ci porterà ad Ollantaytambo e, da lì, finire il trasferimento in bus verso Cuzco. 

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DAY 10: Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Teo è stato malissimo. Ma davvero. Robe mai viste!! Per fortuna si è ripreso in mattinata, quindi, dopo la solita colazione, siamo usciti a girovagare per la città. Mattina convento di Santa Caterina (8s/. Cad). Niente di speciale, ma tanto non eravamo molto in forma e in più pioveva, quindi non c’erano molte alternative. 

A pranzo abbiamo deciso di provare il ristorante ultra raccomandato su tripadvisor “Roma Mia”. Devo dire che merita la fama che ha. Ho mangiato dei rigatoni cacio e pepe come se fossi a Roma! Lo chef (e titolare) è italiano e gli ingredienti sono italiani… E si sente!! Davero eccellente. Devo ammettere che non ci volevo andare, perchè ogni volta il cibo “italiano” all’estero è una enorme delusione… E invece me so’ magnata un piattone di pasta che neanche a casa!! 

Usciamo lievemente appesantiti e ci dirigiamo al Museo Inca. 10 s/. Non è niente di speciale, ci sono un milione di vasetti, di statuine ma poco di veramente interessante se si esclude una parentesi creepy di crani e mummie. Ancora una volta è evidente come questi paesi siano stati razziati di tutto ció che poteva avere un valore. Poveretti: per riempire il museo si sono riddotti ad allestire una sala di diorami che rappresentano i vari habitat delle popolazioni che abitano le duverse zone del Perù. Una roba tristissima.

Però è utile per capire ed imparare un pó di storia anche in relazione all’invasione spagnola. 

Adesso ci stiamo apprestando ad andare al ristorante KUSIKUY x mangiare, appunto, il CUY (Guinea Pig, Cavia Domestica, o porcellino d’India, chiamatelo come volete). Buono ? Si, abbastanza, ma c’è davvero poca roba da mangiare, specialmente se lo si divide in due. 

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Con il povero Cuy nello stomaco, andiamo al terminal terrestre e prendiamo l’autobus che in 12 h ci porterà a La Paz (90S/. cad)

Avevamo prenotato con la compagnia Litoral, poi ci hanno dirottato sulla TransSalvador. Abbiamo viaggiato benissimo, sembrava di stare in business class: sedili comodissimi, larghi, che diventano praticamente dei letti. 

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DAY 11: Verso le 7 arriviamo alla frontiera con la Bolivia. Ci fanno scendere e ci mettono in fila per ufficializzare l’uscita dal Perù. Dopo questo, passaporti alla mano, passiamo a piedi il confine e andiamo all’altro gabbiotto in terra boliviana dove ci danno un modulo da compilare. Una volta riempiti tutti i campi, ci mettiamo ancora in fila per il timbro sul passaporto. Aspettiamo che facciano espatriare anche l’autobus e ci rimettiamo in viaggio. 

Arriviamo a La Paz alle 19, lasciamo le cose al Pirwa Hostel (20$ a stanza, vicinissimo alla stazione) e andiamo a fare un giretto in città. 

Dunque, la prima impressione non è positivissima: è molto caotica, puzza di smog e la parte vecchia è un vero labirinto. Cerchiamo di mangiare qualcosa ma sembra che non esista nulla a parte il pollo fritto!

La cosa bella è stata che, passeggiando, siamo incappati in una qualche celebrazione: c’erano due bande danzanti che suonavano e ballavano, gente che brindava, coriandoli, donne con i costumi tipici e uomini con le sembianze di narcotrafficanti (ma non credo fissero costumi….). Insomma, un gran casino in vero America Latina style! 

È stato bello e divertente.

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Torniamo in ostello alle 16, io mi disintegro la caviglia a due passi dall’ingresso, Teo mi va a cercare hna pomata, poi ci mettiamo a letto e ci addormentiamo. Ci svegliamo il giorno dopo alle 7. Eravamo forse un pó stanchini?

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DAY 12: Giornata dedicata ad un secondo giro di perlustrazione della città. Visitiamo soprattutto la zona del mercato, dove ci imbattiamo nel cosiddetto “mercato delle streghe”, ossia in una serie di banchetti dove vendono oggetti da usare nei riti propiziatori e nelle offerte alla Pachamama (Madre Terra). La cosa più strana che troviamo sono dei feti di lama…

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…ma anche la dimensione dei pop corn boliviani non è da poco

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Finito il nostro giro, rientriamo in ostello e ci prepariamo a passare la notte sull’autobus che ci porterà al Salar de Uyuni.  Alla fine l’autobus è partito con 1h40m di ritardo causa manifestazione. Ma son cose che capitano.

Tra l’altro quelli del tour operator ti danno pure la cena (la solita sbobba da aereo, ma meglio di niente)

Partiti alle 22 dall’ufficio della Todo Turismo. Nel viaggio non si dorme benissimo perchè il bus non è dei più confortevoli, peró il sedile si reclina tipo aereo e spengono le luci. Quindi non è andata malissimo. A parte la terribile condizione della strada che sembra di fare la Parigi Dakar. Si balla davvero tanto.

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DAY 13: Alle 8 ad Uyuni si crepa dal freddo.  Aspettiamo all’uffico della Tunupa Tour che arrivi la jeep. Alle 10.30 partiamo!

Prima tappa: la zona di estrazione del sale. Bello perchè ci sono le piramidine di sale  e un lieve strato di acqua che da il classico effetto specchio. 

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Poi ci fermiamo nel nulla ed è strano perchè, ovunque guardi, non vedi altro che sale e cielo.

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Terza tappa all’isola dei cactus. Molto bella anche lei: dal nulla spunta questa isola (nel vero senso della parola perchè, quando qui c’era il mare, questa era savvero un’isola, con tanto di coralli) piena di cactus enormi e centenari.

C’è un sentierino che dal basso ti porta alla cima e in 10 minuti arrivi al punto più alto. Se non muori di soroche prima.

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Si sta lì un paio d’ore, con tanto di pranzo “luculliano” con pollo e riso. 

Fine. Si torna a casa.

L’impressione generale è positiva e penso anche che valga le 20 ore di autobus tra andata e ritorno.

È il deserto di sale più grande del mondo e il fatto che sia in quota (3650mt) lo rende ancora più bello perchè l’aria è particolarmente limpida e i colori si accendono. O perlomeno, il blu del cielo è stupendo e il sale brilla di un bianco abbagliante.

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Rientriamo nel paesino alle 18, mangiamo qualcosa in uno dei localini preposti alla rifocillazione del turista stanco e bruciato dal sole e poi prendiamo di nuovo il bus.

E ricomincia la giostra!!

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DAY 14: Torniamo a La Paz alle 7 ca, prima cosa: ostello, doccia e letto.

Alle 13 usciamo per gironzolare un po’ e per fortuna la giornata è splendida.

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Mio marito cerca di suicidarsi mangiando il dolce che qui va per la maggiore: un bicchiere di gelatina ricoperto di panna. Il tutto venduto per strada. Il tutto ovviamente fuori frigo.

Sembra peró che l’esperimento sia andato a buon fine. Contro ogni previsione, sta benissimo!

Di giretto in giretto per i vari quartieri, ci imbattiamo in jn localini che cucina Sillpichs. Ci erano sfuggiti. Impossibile. Doveroso entrare e assaggiare. Praticamente si tratta di un piatto tipico boliviano composto da riso, patate e pollo. Ma va????

La differenza rispetto al solito sta nella composizione: letto di patate a rondelle e riso bollito su cui viene posizionato il pollo, stavolta peró a cotoletta. Spessore di un foglio di carta, ma pursempre cotoletta. Sulla suddetta vengono adagiate due uova all’occhio e il tutto è ricoperto da una montagna di cipolla e pomodori.

È davvero tantissimo. E costa solo 25 bolivianos. 

Con ‘sta mappazza invereconda nello stomaco, continuiamo il giro della città.

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DAY 15: Mercato. Passeggio. Relax. Saltenas. Pollo fritto. Dolcetto. Panino dallo zozzone.

Ok, voglio andare a casa. 

Oggi pomeriggio si vola su Lima, domani pomeriggio si vola verso Milano, il giorno dopo siamo di nuovo a casa.

FINE

 

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